I MARTINI: UNA STORIA ANNUNCIATA

DSC07305_copyPiove che Dio la manda, ma dalla cucina del Tano arriva un odore buono di brodo che sobbolle lento. È con questa sensazione di essere in un luogo senza tempo, da cui affiorano i ricordi, che mi siedo a chiacchierare col padrone di casa. A poco a poco si snoda il racconto vivido di un ragazzo che lascia presto i banchi di scuola per il banco su cui taglia e impacchetta stoffe pregiate che gli vengono affidate con fiducia grazie alla vista acuta e alla serietà che lo contraddistingue fin dalla giovinezza. Qualche anno di apprendistato sempre a contatto coi clienti e poi, nel gennaio del ’64, arriva l’occasione: rilevare con la mamma La Torretta, trattoria tipica mantovana messa in quel tratto di strada tra la piazzetta Leon Battista Alberti e i Portici Broletto accanto ad altre cucine come lei. La mamma Rina è una gran cuoca, cucina semplice di tradizione che in pochi mesi attrae tutta la città. E il Tano ci crede e firma cambiali su cambiali: loro due, spalleggiati da padre e sorella, ma soli in cucina e in sala. Mentre ricorda arriva l’immagine di lui che lava i bicchieri e si chiede se ce la faranno mentre una lacrima scivola nell’acqua calda. Tutti i lunedì madre e figlio prendono su e vanno a mangiare in giro per il Veneto, l’Emilia e mentre lei memorizza i sapori e li corregge nella testa, lui assorbe con gli occhi il servizio e l’arredo: ché la scelta cade sempre sui ristoranti migliori. Anche se io – confida Tano – mica pensavo di poter arrivare a quei livelli, solo volevo imparare dalle atmosfere giuste ad elevarmi culturalmente. Una grande intuizione!

Intanto siamo negli anni sessanta e già si cambia indirizzo. Qui il destino ci mette la mano con l’incontro della Marchesa Giovanna D’Arco. Già anziana, la nobildonna riconosce il valore delle due persone che bussano alla sua porta nel 1967. C’è uno stabile in disuso di sua proprietà antistante al palazzo di famiglia, la  vecchia stalla per il cambio dei cavalli e il ristoro dei passeggeri: si chiama Il Cigno e, come vedremo, preannuncia il destino di una famiglia. Questo uccello, da sempre associato alla purezza e considerato magico in molte civiltà, rievoca la figura di Giove che, come cigno, amò Leda e con lei generò i gemelli Castore e Polluce. Perciò faccio un salto sulla sedia ascoltando che qui sono nati e cresciuti i due figli gemelli di Alessandra  e Tano.

DSC07311_copyLa marchesa Giovanna intanto segue ogni restauro, dispensa suggerimenti ed esempi di bon ton ospitando ogni lunedì nella sua saletta appartata le amiche per il the. Dall’alto di un seggiolone matronale fatto costruire apposta, spia dalla finestra la piazza, avvisando tempestivamente dell’arrivo degli ospiti. Intanto in cucina la signora Rina è stata affiancata dalla moglie di Tano (che ancora oggi la dirige come una regina), i bimbi crescono e la marchesa li vezzeggia. – Una di famiglia, quasi una mamma – osservo. No, mi corregge garbatamente Tano e lo sento commuoversi al pensiero della Rina che è stata una figura insostituibile nella sua vita. Subito però si riprende per raccontare di quando la Mamma ha passato il portafogli di casa alla novella sposina: una donna garbata, generosa e di talento che muore nel 1983.

Un capitolo a sé del racconto meritano i clienti e gli amici ristoratori: dai primi, che Tano non dimentica mai di ringraziare, impara a trattare il cliente con attenzione e rispetto, con i secondi condivide anni di ricerca e viaggi  per perfezionare le proprie proposte.

Intanto che parliamo passa il tempo e non me ne accorgo, perché imparo che qui è nata l’idea della prima sbrisolona in scatola e la rinascita del cappone alla Stefani; che l’arte del tortello e del risotto ( non si dimentichi  che le origini dei Martini sono a Roncoferraro) sono state salvaguardate con amore e grande attenzione alla qualità dei prodotti. Come il vino che è un altro interesse del Tano  vissuto in modo coinvolgente nella casa di Olfino – dove il lunedì e il martedì  mi  diverto a fare il vignaiolo-.

Sto per salutare quest’uomo che ha un carattere aperto e simpatico, ma lui non ha ancora finito di sorprendermi. Va a cercare delle foto che parlano di una grande passione per il volo: Gaetano Martini appena può, pilota il suo monoposto e guarda dall’alto la nostra pianura, città fortificate, fiumi e case. Non troppo in alto però, che si perderebbero di vista il paesaggio e la gente:  il suo è sempre stato il volo di un cigno!

Mara Pasetti

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