Meglio lepre che cane

Cos’hanno in comune le bottiglie di vino Pjaföc e Inciostar ? Sono belle, presentano linee eleganti ed etichette raffinate, contengono entrambe ottimo lambrusco e parlano in dialetto mantovano. Bottiglie che racchiudono in sé la filosofia di una cantina premiatissima, che negli anni ha saputo conquistare la ribalta partendo dal “basso”, puntando su vini comunemente ritenuti meno nobili, ma pensati per incantare il palato e gli occhi.

Se nelle precedenti interviste ho imparato che le cantine selezionano le uve a partire da ciò che offre il terreno, puntando a migliorarne sempre la qualità, ora apprendo che si può fare anche un percorso diverso per produrre un vino di qualità: studiare il mercato e pensare a un prodotto che…non c’è!

Seduto davanti a me sta Andrea Virgili: che, mentre parla, ha una luce negli occhi, quella della passione.  Perito agrario, grande conoscitore del marketing, mi spiega cosa vuol dire avere la vocazione della lepre e perché preferisce sempre correre davanti anticipando i mercati: anche quando sa che sono in tanti ad inseguirlo, accoglie la sfida e non si stanca di continuare nel ruolo di apripista.

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Nessuno, nemmeno suo padre, un tempo voleva investire in immagine: fu lui, poco più che ragazzo, a pagare di tasca propria la prima etichetta elegante su cui puntare. Fu lui a pensare ad un nome che rievochi nelle persone ricordi del passato, come il nome dialettale della lucciola o quello dell’inchiostro, presente sul banco di scuola dei più vecchi fra noi: ricordi che ci procurano belle emozioni.

Stupisce che l’uomo che mi sta di fronte e mi racconta dell’azienda di famiglia, sia con una gamba in corsa in avanti, ma con l’altra ben ancorato nella nostra tradizione. È un bell’esercizio di equilibrio, non trovate?

L’azienda ha le sue origini e radici nella bassa mantovana, a Bondanello. Già all’inizio del ‘900 nonno Angelo faceva il vino. Nel dopo guerra i figli Luigi e Leandro si trasferirono in città per commercializzarlo: prima appoggiandosi a un’osteria in via Galana, poi con una fiaschetteria in via Fernelli e infine aprendo l’azienda attuale sulla strada per Cerese nel 1961. L’uva corposa per i lambruschi bolla rossa era quella delle terre a sud del Po, proveniva dalle loro 50 biolche di filari d’uva, ma anche in gran quantità da conferitori prestigiosi, tuttora loro fedeli fornitori. Poi nel 1979 ci fu lo strappo tra i fratelli e a papà Luigi toccò la cantina, ma fu un momento duro, da rimboccarsi ben bene le maniche.

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Paolo, il fratello maggiore, e Andrea che, fin da bambini hanno seguito il lavoro in cantina, il mestiere ce l’hanno nel sangue: il primo come enologo, l’altro soprattutto come venditore. Il loro sodalizio ha portato ad investire nel 1992 nell’acquisto di vigne nell’alto mantovano, a Volta, dove è stato impiantato un lambrusco di alta gamma, ma soprattutto a guardare al futuro dell’azienda con gli occhi dei loro figli. Per me con una formazione agraria – mi racconta Andrea – era importante avere una vigna e la collina è una zona molto bella, anche se stiamo pensando in futuro di investire ancora nella bassa padana: è la terra che tiene unite le persone, amo la terra e il suo ciclo che si rinnova.

Nel 2005 è nato il Pjaföc: appoggiato da mio fratello, che nel frattempo aveva raggiunto da enologo alti livelli qualitativi in cantina, provammo a fare il salto. Questo vino di alta qualità organolettica e prezzo, rappresentava una novità per l’epoca ed era destinato, nelle nostre intenzioni, alla ristorazione. Fu un tale successo però che ben presto cominciarono a venderlo nella grande distribuzione ed io, in un primo tempo indispettito, andavo a ricomprare il mio vino nei supermercati! L’ho fatto per sei mesi, poi ho ceduto di fronte all’evidenza di aver occupato una fascia di mercato libera e…redditizia.

Oggi esportiamo in America, Giappone, Cina, Spagna, Germania, Francia. Con l’ambizione di farci ambasciatori di Mantova. È in progetto un’etichetta che si apre a libro dietro la bottiglia e che parla del nostro patrimonio enogastronomico ed artistico. Affinché chi legge decida di venire a vedere con i propri occhi la nostra splendida città”.

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Quella luce negli occhi di Andrea è quella dei visionari, di chi, ancor prima di realizzarlo, vede con precisione il frutto della propria immaginazione. E, se la genetica non mi inganna, anche sua figlia Sara, che sta finendo studi da designer, riesce a cogliere e trasformare le intuizioni paterne in realtà. Portano la sua firma l’etichetta e la bottiglia di Inciostar, l’ultimo nato di casa Virgili: vino nero nero prodotto da una terra molto argillosa, elegante, strutturato, fruttato dal retrogusto di marasca, fragole, sottobosco: raffinato e corposo sogno padano racchiuso in un vetro a forma di calamaio. E i sogni, si sa, non hanno prezzo!

di Mara Pasetti

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