NATO SOTTO IL SEGNO DEI PESCI

interna1  C’è sempre un gran fermento alla Bottega e si chiacchiera mentre c’è chi misura, chi taglia o incolla, ma se il campanellino alla porta annuncia un cliente non c’è intervista che tenga: gli si va incontro e sempre con un sorriso. Che non è scontato né per questi tempi, né per Gianni. Un Sior Todero Brontolon, che in realtà è una pasta d’uomo a saperlo prendere. Cioè basta dargli sempre ragione, filosofeggia la Marisa: che se l’è sposato nel ’63 e ha avuto tutto il tempo di conoscerlo!

Un quartetto affiatato quello di zii e nipoti, mai una parola fuori posto e ognuno con la propria specialità, che va dalla perfetta sfumatura di colore ottenuta a campione al riordino delle mille cose che vengono mostrate a una clientela sempre più esigente e qualificata. Un’azienda venuta su…dal Gianni, che condivide la sua storia con quella di molti artigiani, piccoli imprenditori di se stessi che hanno cominciato ad andare giovanissimi a bottega. Nel suo caso a quindici anni faceva il piccolo in più di un negozio tra quelli affacciati sui Portici Broletto, in primis per l’Arte Sacra, un’istituzione mantovana.

Mi racconta, mentre non smette un minuto di lavorare, che gli spazi espositivi, di proprietà per metà laica e per metà ecclesiastica, si dipanavano su quattro piani. E lui tutto il giorno su e giù a mostrare le stoffe, le candele (che occupavano un piano intero), le sculture di gesso e legno, i libri d’arte. A questi ultimi è legato un ricordo assai divertente: messi in vetrina, a volte rivelavano al passante qualche immagine audace e allora occorreva ricordarsi che alle dieci tutte le mattine monsignore andava dalla Curia in  S. Andrea a dir Messa: e Gianni correva in vetrina a nascondere i possibili motivi di imbarazzo! Poi l’Arte Sacra si trasferì in via Grazioli: erano gli anni ’60 e tutti volevano i poster di Mina e dei Beatles. Ma li volevano incorniciati e allora Gianni  viene mandato in trasferta, un giorno sì e uno no, da due bravi marangoni che gli insegnano a tagliare le aste, a fare cornici su misura. Nasce così il suo primo laboratorio, nella cantina sotto il negozio: prototipo di spazio in cui intrattenere i clienti mentre si continua a lavorare per loro. Come è sempre stato e sempre sarà in una autentica bottega artigiana.

Poi un giorno, da un banale litigio con la proprietaria, nasce l’opportunità di affrancarsi, spiccando il volo! Ma Gianni e Marisa, nel frattempo chiamata a rapporto, non sono soli: uno stuolo di amici li aiuta a metter su bottega in via Buozzi e altri amici creano un passaparola che…è tuttora in corso. L’autonomia permette di fare scelte coraggiose, sempre al passo coi tempi e la qualità.

Intanto, durante le vacanze estive, il giovane Stefano, nipote di Marisa, va anche lui a bottega a imparare: formatosi all’Istituto d’Arte, si sente attratto da questo ambiente e porterà ben presto una ventata di novità e un gusto per il bello che lo renderà insostituibile e molto apprezzato dalla clientela. L’ultima a “cedere” al fascino di questo atelier artigiano è stata Elena, la sposa di Stefano che è anche il suo braccio destro: una coppia affiatata e simbiotica come poche, che condivide un amore profondo per questo lavoro e questi spazi. Già perché nel frattempo il quartetto ha un nuovo palcoscenico, che affaccia su via Calvi. Gianni lo aveva adocchiato da un pezzo e faceva una corte discreta alla signora Maria, la proprietaria. Finché un giorno, chiacchierando davanti a un caffè, lei gli chiese di che segno fosse e, conosciutolo Pesci, gli accordò la sua fiducia. Da brava Acquario probabilmente ha pensato che avrebbe saputo come…contenerlo. So quel che dico, lei è mia madre!

di Mara Pasetti

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