Se l’aperitivo…si sposta

La storia di Marco Gialdi va di pari passo con i flussi di persone in entrata a Mantova dagli anni ’80 ad oggi. È interessante notare come la città un tempo nei fine settimana si  popolasse di persone che venivano dalla provincia in treno. La via d’accesso al centro era da Pradella mentre da una ventina d’anni ci si sposta con l’auto e si privilegia l’entrata da nord, dalla zona di piazza Sordello. Queste sono le attenzioni che per un commerciante attento possono fare la differenza. Questa capacità di osservare i fenomeni sociali, come vedremo, sta alla base del successo di Marco Gialdi: da sempre patron dei bar di successo cittadini.

Con una formazione scolastica da barman, fin da giovanissimo la sua curiosità lo porta in giro a servire cocktail in alcuni rinomati Grand Hotel italiani ed europei: è  la gavetta, è la scuola più importante, quella che se sei benedetto da una buona capacità di ascolto e osservazione, ti fornisce un patrimonio di competenze che nulla può scalfire. E ti dà la spinta a migliorare sempre. Poi, certo, la fortuna aiuta gli audaci e Marco non si tira mai indietro di fronte a una sfida.

Complici mamma e papà, accetta di gestire il Bar Sociale: è il 1983, sono gli anni del benessere economico, sono gli anni dell’aperitivo e delle grandi compagnie, anche di cinquanta giovani, con una spensieratezza che oggi si è un po’ persa. E poi ci sono gli arrivi dalla provincia che il sabato pomeriggio riversano fiumane di persone verso il centro e una sosta obbligata si fa al bar Sociale, perché ci passi davanti, ma anche perché è il primo a offrirti le patatine col vino al banco, il cioccolatino col caffè, il cono gelato da asporto.

Un apripista Marco lo è sempre stato anche grazie ai primi computer di cui si è dotato negli anni ’90 e alla navigazione in internet che gli permette aggiornamenti in tempo reale che hanno sostituito i suggerimenti degli avventori che dai loro viaggi raccontavano di cocktail esotici che poi sono diventati comuni. Ecco, sul debito di riconoscenza verso gli amici avventori, Marco ferma con piacere la moviola dei ricordi: fu uno di loro che gli parlò per primo dei buffet al banco dell’aperitivo in un bar di Bologna, uno di loro a raccontare di un mojito, uno di loro a suggerire che gli sarebbe piaciuto bere vino altoatesino anche al ritorno dalle vacanze. Lui ascolta, sornione, senza darlo a vedere, “beve” le notizie e poi le rielabora e ripropone a modo suo, col suo stile.

Novità certo ce ne sono sempre, ma da noi la tradizione resiste ed è il vino che, nella nostra cultura, la fa da padrone, mai soppiantato veramente né dagli alcoolici né dalle birre anche se, ricorda Gialdi, ci fu un periodo in cui se non ti facevi un baby whisky prima di coricarti la notte eri proprio out.

Nel 1996 il destino gli recapita un biglietto fortunato che non può rifiutare e saranno quattro anni di sacrifici per portare avanti col bar Sociale anche il Venezia. Solo una grande passione può sostenere certi ritmi, ma quando nasce sua figlia Irene – che oggi è un valido aiuto – e il centro cittadino si sposta più in su, Marco cede il locale per concentrarsi sull’isola pedonale.

Riduce l’orario di lavoro (basta con la chiusura alle due di notte) e con la socia Anna Maria Rollo, che viene dalla ristorazione, inaugura per la clientela una nuova era fatta di attenzioni alle proposte di qualità nei vari campi enogastronomici. Sono 21 anni di ricerca, di attenzioni e anche di battaglie per migliorare le condizioni di lavoro. Perché in Marco c’è una vocazione ad allenare sportivamente che permane nell’addestramento delle nuove leve di barman, ma anche nella vocazione all’educare che lo porta a contatto con studenti e genitori nella battaglia per l’educazione ad un bere responsabile.

Oggi Marco si guarda intorno e vede margini di miglioramento nella ridistribuzione degli spazi interni del bar Venezia. Con Anna Maria ha discusso di strategie di accoglienza e, dopo aver conquistato spazi usufruibili all’esterno fino alle soglie dell’inverno, promette sorprese per una nuova veste della sala da the. Non avremo da aspettare molto: Marco Gialdi una ne pensa e cento ne fa!

di Mara Pasetti

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